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Ecco come lavare i denti ai bambini per salvaguardare la salute orale fin da piccoli. Già durante la fase di dentizione è bene cominciare a far familiarizzare il bambino con semplici strumenti di detersione per gengive e cavo orale.

Tramite l’uso di garze e ditalini in silicone, è possibile massaggiare l’interno della bocca dei bambini per eliminare residui di latte dall’apparato gengivale. Questa azione, oltretutto, è confortevole per il bambino perché lenisce la zona, che è in fase di cambiamento per la preparazione dei denti da latte, che da lì a pochi mesi spunteranno, uno o a uno.

Mantenere una bocca pulita è un’esigenza sostanziale per evitare, soprattutto dopo l’eruzione dei dentini decidui, la formazione della carie, causata dalla stagnazione di placca e tartaro. Ma il momento dedicato all’igiene orale, non è detto sia facile, dato che ci sono bambini che tendono ad essere particolarmente restii di fronte alla funzione di spazzolamento dei denti.

Scopriamo passo passo come fare per lavare i denti ai bambini nel modo corretto e come abituarli al meglio a questa routine indispensabile per la loro salute.

Innanzitutto facciamo un po’ di chiarezza e vediamo quali sono gli strumenti adatti per lavare i denti ai bambini, in base all’età che hanno:

  • dai primi mesi di età fino all’anno, è consigliato di usare garzette o spazzolini in silicone, fatti come un ditale, per passare manualmente su tutto cavo orale, sciacquando con acqua;
  • man mano che spuntano i denti da latte, fino ai 3 anni, si può cominciare con uno spazzolino taglia kids, usato sempre e solo con acqua;
  • dai 3 ai 6 anni, si aggiunge il dentifricio a basso contenuto di fluoro;
  • dopo i 6 anni, si può passare ad uno spazzolino junior, con dentifricio normale.

Come vedremo nei prossimi paragrafi, ci sono altri strumenti da usare come ausili per la pulizia dentale. Ma per far abituare il bambino a lavare i denti con assiduità e costanza, è bene fare un passo alla volta, perché impari a meccanizzare le modalità corrette di detersione del cavo orale e stabilisca, insieme al genitore, una routine quotidiana di igiene corretta.

Lo scopo del lavare i denti è quello di togliere residui di cibo e prevenire le carie nei bambini, pericolose anche e soprattutto per i denti da latte, molto più delicati e facilmente aggredibili da sostanze zuccherine e batteri della placca.

Di seguito vediamo come si mettono in pratica le manovre corrette di pulizia dentale, usando gli strumenti di base che noi tutti conosciamo: spazzolino e dentifricio.

Spazzolino e dentifricio

Lo spazzolino e il dentifricio sono i primi ausili per la pulizia dei denti, che si cominciano a usare nei primi anni di vita del bambino.

Il primo passo per un’igiene corretta e sicura, è la scelta dello spazzolino corretto per i più piccoli. Utilizzare uno strumento con setole troppo dure o una forma troppo grande per la bocca piccina dei bambini, può essere veramente deleterio e pericoloso per due motivi: si potrebbero formare delle lesioni nel cavo orale, nelle gengive o nei denti, e il bambino potrebbe accusare dolore durante la pulizia e diventare insofferente per un’azione che dovrebbe invece compiere con serenità.

Stessa cosa per il dentifricio, che deve avere una formulazione adatta in base alla necessità dei denti: esistono paste adatte per denti sensibili o con la tendenza a formare della carie, ancora, ci sono dentifrici più adatti per quei ragazzini che usano l’apparecchio ortodontico.

Per lavare i denti ai bambini, oltre allo spazzolino e al dentifricio, si possono inserire man mano, altri dispositivi di pulizia come: filo interdentale, scovolini o forcelle. Con l’aiuto dei genitori, anche i bambini possono imparare a usare correttamente questi strumenti e mantenere pulita la loro bocca.

Scopriamo insieme come lavare i denti ai bambini in modo corretto ed efficace:

  • pulire i denti almeno tre volte al giorno;
  • spazzolare i denti a secco, per eliminare il più grosso dei batteri;
  • sciacquare con acqua o aggiungere il dentifricio, per eliminare la placca batterica;
  • eseguire movimenti rotatori, con delicatezza, passando dalla gengiva alla punta del dente;
  • pulire la dentatura sia esternamente che internamente all’arcata;
  • usare piccole forcelline o filo interdentale kids, per pulire le intersezioni dei dentini;
  • far trascorrere un paio di minuti prima di smettere di lavare i denti.

Tra i consigli da ricordare, è bene non chiudere lo spazzolino in astucci o cappucci, perché non permettono alle setole di asciugarsi all’aria e fanno proliferare i batteri. Per lo stesso motivo, cambiare lo spazzolino ogni due mesi o appena ci si accorge che le setole sono rovinate.

Lavare i denti giocando

Dopo tutta la fase teorica, è bene mettere in pratica ciò che è stato detto, ma con certi bambini è più difficile che con altri. Un modo potrebbe essere quello di lavare i denti giocando.

Oltre a stabilire delle brevi e semplici regole, come quella di pulire i denti tre volte al giorno, usando gli strumenti elencati sopra, è possibile incentivare la collaborazione con i bambini, facendoli divertire durante l’igiene dentale.

Per lavare i denti dei bambini giocando, possiamo iniziare con l’andare insieme a comprare lo spazzolino più colorato e bello che si sia mai visto. Magari quello che ha anche il bottoncino con la luce intermittente che, oltre a segnalare il tempo da impiegare per spazzolare i denti, diventa un aspetto divertente per il bambino, che si guarda allo specchio con lo spazzolino luminoso in bocca. Anche la scelta di uno spazzolino elettrico può essere la soluzione ideale per lavare i denti giocando, prediligendo quello con carica a fino e non a batteria.

Può funzionare allo stesso modo anche la scelta del dentifricio, facendo selezionare al bambino la confezione e il gusto che più preferisce, tra le mille versioni che si possono trovare in commercio.

Per continuare a far lavare i denti al bambino in modo divertente, può essere utile in alcune occasioni, fare vedere qualche video simpatico di bambini che si lavano i denti come lui.

E per concludere, dare spazio anche al bambino nella vera e propria igiene orale: stabilire che prima saranno mamma o papà a passare tutto il cavo orale, poi sarà lui autonomamente a spazzolare i suoi denti.


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Se soffri di gengive infiammate e non sai cosa fare, in questo articolo scopriremo meglio sintomi e cure. Capiremo, inoltre, anche le cause di questo fastidioso disturbo.

L’infiammazione alle gengive è un fatto frequente che va ben definito per capirne l’origine, evitando che possa sfociare, a lungo andare, in una infezione del cavo orale più grave.

Ricordiamo che non sempre le gengive infiammate derivano da problemi strettamente collegati all’apparato dentale. Infatti, ci sono alcune malattie virali o infezioni da candida, che si sviluppano anche nel cavo orale, soprattutto da bambini.

Ma, quando le gengive infiammate sono causate da motivi legati alla (scarsa) cura della nostra bocca, ecco che i sintomi sono ben riconoscibili ed evidenti. In questi casi è necessario intervenire per tempo evitando che la semplice infiammazione gengivale sfoci in una patologia o malattia orale ben più grave e pericolosa, come le gengiviti o le parodontiti.

Le gengive infiammate possono essere un vero e proprio segnale di gengivite in corso. Sebbene possa essere solo agli inizi e, per alcuni pazienti, non risulta particolarmente fastidiosa, segnali come il sanguinamento o dolore localizzato, sono indicatori di qualcosa che non va.

L’origine di gengive infiammate, e di una successiva gengivite, è causata dalla formazione di batteri che intaccano il cavo orale. Non solo i denti, le gengive o addirittura l’osso, ma anche impianti dentaliprotesi o ricostruzioni nell’apparato orale possono essere soggetti a infiammazioni e far rischiare infezioni orali. Come nel caso in cui una gengivite non venga curata tempestivamente, compromettendo anche i tessuti più profondi, intaccando la zona parodontale.

Sintomi

Prima di verificare i sintomi di un’infiammazione alle gengive, è bene fare presente quali possono essere le cause scatenanti.

Come accennato in precedenza, ci possono essere diversi motivi che stressano l’apparato orale, portando, di conseguenza, a gengive infiammate. Noi ci occuperemo ovviamente di quelle cause collegate alla salute dentale, gengivale e parodontale.

Il principale motivo che causa infiammazione alle gengive è la scarsa pulizia e igiene orale. O, comunque, la formazione di placca batterica che intacca anche i margini dei denti, alzando e indebolendo le gengive stesse.

Senza la dovuta cura per i propri denti e per l’apparato dentale, ecco che placca e tartaro si solidificano tra i denti e causano gengive infiammate, con il rischio di innescare un’infezione pericolosa non solo nei tessuti gengivali ma anche nella struttura ossea. In questo caso, da una gengivite, si può passare a una parodontite, molto più impegnativa da curare.

Ecco quali sono tutte le cause di un’infiammazione gengivale:

  • placca e tartaro;
  • scarsa igiene orale e dentale;
  • predisposizione genetica;
  • carie non curate;
  • abitudini alimentari errate, fumo e tabacco;
  • cambiamenti ormonali e uso di farmaci;
  • malattie che interferiscono con la salute della bocca;
  • presenza di impianti dentali, ponti o protesi dentarie.

Molte delle cause elencate possono essere la miccia che innesca l’infiammazione alle gengive, come la mancata pulizia dei denti. Altre sono, invece, un motivo correlato che potrebbe facilitare l’infiammazione gengivale, come la presenza di un impianto dentale, che va curato e mantenuto sano non solo per solidificare la riuscita dell’intervento stesso, ma per evitare, appunto, gengive infiammate o rischiose malattie parodontali.

In ogni caso, qualsiasi sia la motivazione di un’infiammazione alle gengive, ecco che i sintomi che ne segnalano il problema sono spesso gli stessi, ovvero:

  • sanguinamento, soprattutto durante lo spazzolamento dei denti;
  • dolore e gonfiore localizzato, sia interno che esterno;
  • gengive arrossate, molli e indolenzite;
  • difficoltà a masticare e addentare il cibo come il solito;
  • alito cattivo e fastidio all’interno del cavo orale;
  • denti doloranti o macchiati;
  • febbre senza apparente motivo.

Molto spesso, le gengive infiammate sono accompagnate da afte alla bocca e possono essere un ulteriore sintomo di ascessi dentali, serie gengiviti e pericolose parodontiti. In alcuni casi, potremmo essere di fronte a una persona con un’infiammazione orale senza che abbia sintomi significativi.

Nel prossimo paragrafo, vediamo come prenderci cura dei nostri denti e della nostra bocca, soprattutto se ammalata a causa di gengive infiammate.

Cure per la gengivite

Vediamo quali sono le cure per la gengivite, soprattutto dopo averne capito le cause e valutato i sintomi. La prima cosa da fare è assolutamente prendersi a cuore la propria bocca e pulire i denti con costanza. In seconda battuta, se non siamo stati abbastanza bravi da prevenirne la formazione, è necessario eliminare il primo dei fattori scatenanti la gengivite: la placca batterica.

Per impedire che placca e tartaro causino carie e gengive infiammate, l’igiene orale è la prima cosa sulla quale investire a casa ma anche dal dentista. Soprattutto se siamo già alle prese con gengive infiammate: l’igiene dentale professionale è una soluzione efficace nonché preventiva per questo disturbo così frequente.

A casa, è necessario lavare i denti dopo ogni pasto principale, utilizzando non solo spazzolino e dentifricio ma anche filo interdentalescovolini e colluttorio antibatterico e antisettico. Le modalità di pulizia dei denti, anche dal movimento stesso dello spazzolino, sono sostanziali per poter eliminare il 99% dei batteri della placca.

Nel caso di protesi dentarie, impianti dentali o interventi di ricostruzione ossea, la cura di tutta la zona parodontale è veramente indispensabile.

Evitare cibi e bevande zuccherate, fumo e tabacco, sono delle scelte da mettere in preventivo per salvaguardare la salute della bocca.

Se le gengive infiammate sono a uno stadio talmente avanzato da aver causato una vera e propria malattia gengivale, gengivite o addirittura parodontite, ecco che non ci si può sottrarre di andare dal proprio dentista. Allo stesso modo, anche i sintomi e le cure di una gengivite da stress o di una gengivite acuta vengono pressoché gestiti allo stesso modo.

Oltre all’igiene orale, vi consiglierà l’antibiotico adatto da assumere, per evitare ascessi dentali, e dovrà curare alla perfezione l’infezione in atto, perché non si espanda tra i tessuti gengivali e ossei.


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Se ti stai domandando quando iniziare a lavare i denti ai bambini, troverai risposta in questo articolo. L’igiene orale è una sana abitudine, da iniziare fin da piccoli e mantenere nel tempo, per salvaguardare la salute di tutto l’apparato dentale.

Da genitori di bambini piccoli, la prima cosa da fare è dare l’esempio, facendosi osservare quando si usano spazzolino e dentifricio mentre ci si lava i denti. Con i bambini si può iniziare fin da piccoli, anche già dopo i primi mesi di vita, a stimolare le loro gengive e abituarli a familiarizzare con strumenti adatti alla loro età.

Nonostante non ci siano ancora i denti da latte, anche ai bambini, poco più che neonati, è consigliato lavare i denti, iniziando soprattutto durante la fase di dentizione, che comincia ben prima dello spuntare dei denti da latte decidui.

In questo articolo spiegheremo, infatti, quando iniziare a lavare i denti ai bambini, come farlo e con quali primi ausili è bene cominciare.

Come lavare i denti ad un neonato

In questo paragrafo vedremo come lavare i denti a un neonato, ma spiegheremo, di seguito, anche i vari passaggi per pulire al meglio l’apparato dentale, in base alle fasi di crescita del bambino. L’igiene dentale è un po’ come il guardaroba del neonato stesso, cambia in fretta e cresce con lui, a seconda delle necessità.

Lavare i denti a un neonato presuppone, in realtà, il semplice massaggio delle gengive che diventa inoltre una manovra di sollievo, soprattutto dai 4 mesi in poi. Infatti, più o meno da quell’età, il bambino comincia a preparare l’apparato gengivale per accogliere i primi dentini, che spunteranno nei mesi successivi.

Lavare i denti ad un neonato, serve per farlo familiarizzare con le modalità di corretta igiene orale. Al contempo, fare il massaggio alle gengive, gli dona sollievo e calma la sua smania, causata dell’infiammazione gengivale per i denti da latte.

La pulizia ai denti del neonato, si esegue massaggiando con delicatezza le arcate dentali, sia quella inferiore che quella superiore. Lo si può fare direttamente con un dito, solitamente il mignolo, a patto di avere le mani ben pulite o di utilizzare, come vedremo di seguito, garze o spazzolini con il ditale.

Garze e spazzolini in silicone

Infatti sono proprio garze e spazzolini in silicone i primi delicati strumenti che consigliamo di usare per lavare i denti ai bambini o ai neonati, dopo i primi mesi di vita.

Fin da quando sono piccoli, creare le giuste abitudini di igiene orale, è una scelta intelligente e responsabile perché porta il bambino a rendersi più consapevole che lavarsi i denti è una regola da seguire per la propria salute.

Inizialmente con le garze avvolte in un dito della mano, poi anche con gli spazzolini con il ditale, fatti in silicone, è necessario scorrere sia sopra che sotto le arcate dentali del neonato o del bambino. Per detergere la bocca, non è necessario utilizzare nient’altro che non sia la normale acqua.

Con lo spuntare dei primi denti da latte nel bambino e fino all’anno di età, l’igiene orale con le garze o i ditalini in silicone può continuare, cercando di intensificare la pulizia durante l’arco della giornata. Per creare una routine favorevole, consigliamo di far provare, giocando, anche al bambino, facendogli utilizzare un piccolo spazzolino, sempre sotto la supervisione del genitore.

Crescendo, il bambino inizierà a lavare i denti usando uno spazzolino giusto alla sua età, con setole delicate, adatte al suo apparato dentale. Nei primi anni di vita è importante che ci sia sempre un adulto a compiere, insieme a lui, le azioni giuste per una corretta e continua igiene dentale. Questo è il primo grande mezzo per salvaguardare i denti dall’aggressione di placca e tartaro, scongiurando la formazione di carie e qualsiasi altro disturbo che potrebbe presentarsi se non si applicano i normali metodi di pulizia orale.

Ricordiamo che anche i denti da latte decidui, possono essere intaccati da placca, tartaro e carie. Devono perciò essere maggiormente protetti e curati, perché lascino il posto sano in bocca, per i denti definitivi.

Vediamo quando e come lavare i denti ai bambini, facendo un riassunto sulle diverse fasi di crescita, che determinano altresì la scelta degli strumenti di igiene orale da utilizzare:

  • garze, ditalini di gomma e acqua per bambini dai 4 mesi all’anno d’età;
  • fino ai 3 anni, utilizzare spazzolino kids e acqua;
  • dai 3 ai 6 anni, iniziare anche con dentifricio ma basso contenuto di fluoro;
  • dopo i 6 anni, utilizzare spazzolino junior e dentifricio normale.

Con il tempo e in base all’età, per la completa pulizia dei denti, si può usare il filo interdentale o degli scovolini di piccole dimensioni, per pulire le intersezioni più nascoste.

Come è evidente, il passaggio dall’uso delle garze all’utilizzo dello spazzolino, è pressoché veloce. Seguendo i nostri consigli, i genitori potranno fare un ottimo lavoro a casa, iniziando a lavare i denti ai bambini come descritto. Dopo la crescita di quasi tutti i denti da latte è bene però portare il bambino a fare la prima visita dentistica, in modo da controllare la situazione dei denti e la loro normale crescita.

Se hai dubbi su come pulire al meglio i denti del tuo bambino, contattaci e richiedi un appuntamento con i nostri pedodonzisti specializzati in odontoiatria pediatrica.


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Vediamo quanto togliere i denti da latte, nel caso in cui non ne vogliono sapere di lasciare spazio a quelli permanenti.

Non sono casi isolati, spesso capita di dover intervenire nell’apparato dentale di bambini o ragazzi che non hanno fisiologicamente perso i denti decidui da latte.

La caduta dei denti da latte è un processo naturale che inizia circa verso i 6 anni d’età del bambino, a volte prima, a volte dopo, a seconda delle caratteristiche personali di ognuno. Esiste inoltre il calendario della dentizione che indicata non solo la nascita dei nuovi denti da latte ma anche la loro caduta e lo scambio con i denti permanenti.

Già con la prima visita dal dentista, verso i 3-4 anni, è possibile capire la situazione dentale del bambino e avere indicazioni dallo specialista su come seguire e controllare la normale caduta dei denti da latte. Capita però che ci siano dei casi in cui è necessario togliere i denti da latte tramite un’estrazione chirurgica presso lo studio dentistico del pedodonzista.

Si sceglie di effettuare questo intervento quando il dente da latte non cade, sta temporeggiando troppo e non vuole saperne di lasciare il posto a quello pronto per prendere il suo posto. Si pratica l’estrazione per garantire al dente in attesa di non erompere nella posizione sbagliata, disallineato o affollando lo spazio che non gli compete.

La dentatura da latte è fondamentale come base per i denti permanenti ma non ne deve essere un impedimento. Pertanto, è bene evitare passi troppo tempo dal periodo in cui un dente da latte deve cadere, e agire con prontezza tramite l’estrazione del dente stesso.

Di fronte a qualsiasi dubbio del genitore, è bene effettuare un controllo per verificare che l’apparato dentale sia formato correttamente e abbia una dentizione decidua corretta, per sostenere e aiutare quella definitiva.

Per capire se è necessario togliere i denti da latte o meno, un’indicazione da tenere presente è verificare l’inizio effettivo della dentizione. In linea di massima, se il bambino inizia presto con il primo dentino, dovrebbe iniziare presto anche con la sua naturale caduta.
Tutto ovviamente calcolato in base ai tempi corretti e necessari per la formazione della dentatura.

Tramite il calendario della dentizione, è possibile avere delle precise indicazioni che dettano i tempi di eruzione dei denti, sia da latte che permanenti, e anche la caduta dei decidui.

Quando cadono i denti da latte?

Nonostante abbiamo una scaletta che ci permette di capire come funziona la dentizione, non esiste effettivamente una regola che definisce con precisione quando cadono i denti da latte. Vogliamo rassicurare anche i genitori più apprensivi, che giustamente si preoccupano della salute dell’apparato dentale dei figli: ogni bambino è unico e segue comunque un suo ritmo di crescita e sviluppo, anche per quanto riguarda i denti da latte.

Nel calendario della dentizione, si può vedere come il primo dente che spunta, è anche il primo ad andarsene in seguito, per far erompere il definitivo. Ma quello che andiamo a specificare di seguito è il momento in cui cadono, o dovrebbero cadere indicativamente, i denti da latte:

  • nel periodo dei 5 ai 7 anni, i primi dentini da latte che cadono sono gli incisivi inferiori e poi superiori;
  • dagli 8 ai 9 anni, è il momento dei primi molari decidui;
  • dai 9 agli 11, cadono i canini;
  • entro circa i 12 anni, cadono i secondi molari.

Se le tempistiche non rispecchiano, di massima, questi termini, è bene verificare con il proprio dentista pedodonzista di fiducia se è il caso di togliere i denti da latte tramite l’estrazione chirurgica, soprattutto se sotto c’è il dente permanente che spinge per uscire.

In generale, la caduta spontanea dei denti da latte non è dolorosa e non comporta problemi se non fastidio nel masticare o bere, indolenzimento della zona, compresa la gengiva. Spesso, se il dente da latte non cade e deve essere tolto chirurgicamente, al di sotto si potrebbe già trovare esposto il dente sostitutivo.

Per conoscere meglio il processo di dentizione e di caduta dei denti da latte, ecco altri fattori da tenere in considerazione, valutati in base all’esperienza maturata nel campo:

  • non ci sono tempi estremamente fiscali e la permuta dei denti è comunque soggettiva a ogni bambino;
  • chi tende ad anticipare o a ritardare il normale andamento della dentizione, va tenuto sotto controllo ma senza particolari preoccupazioni;
  • a pari età, pazienti femmine, rispetto ai maschi, hanno la tendenza ad anticipare i tempi della dentizione e del successivo cambio;
  • togliere i denti da latte tramite un intervento chirurgico, non è un fattore che determina per forza un problema che si ripete nel tempo con tutta la dentatura decidua;
  • eseguire per tempo delle visite di controllo  periodiche, a partire dai 3-4 anni d’età del bambino, è utile per conoscere la situazione dell’apparato dentale e prevenire eventuali anomalie della morfologia della bocca.

Nel calendario della dentizione è specificato anche come alcuni denti, che nascono come fossero da latte, in realtà non lo sono e non cadranno dopo essere spuntati. Vediamo insieme.

Quali sono i denti da latte che non cadono?

Quali sono i denti da latte che non cadono e che avrebbero bisogno di un intervento chirurgico per dare spazio al dente definitivo?

Elenchiamo di seguito i motivi per cui potrebbe essere necessario intervenire chirurgicamente per togliere i denti da latte che non cadono. Succede quando:

  • i permanenti non hanno il giusto spazio per uscire o stanno sbagliando il loro percorso di eruzione;
  • i decidui rimangono saldi al loro posto perché sotto la loro radice non è sceso un altro dente che sta spingendo per uscire;
  • mancano i denti sottostanti a quelli da latte (agenesia);
  • affollamento con denti extra sull’arcata dentale che ostacolano il tragitto e la traiettoria;
  • nel caso fosse presente una carie sul dente da latte che non vuole cadere.

In caso di agenesie, si evita di intervenire con un intervento chirurgico, bensì si lascia il dente da latte in posizione per mantenere il posto e lo spazio necessario.

Per ogni dubbio è bene appoggiarsi al proprio dentista di fiducia e ad uno studio esperto in pedodonzia.


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Cosa può succedere ai denti cariati non curati? Vediamone sintomi e cause per evitare patologie degenerative.

Avere denti cariati per lungo tempo è un sicuramente pericoloso. È possibile non accorgersi di avere una carie, in quanto ci sono delle tipologie di infezioni che si sviluppano in modo silente e asintomatico. Ancora, può succedere di non essere particolarmente attenti alla propria cura dentale e nemmeno ai segnali che denti e apparato gengivale ci danno. In questi casi si arriva, più tardi, al punto di soffrire in modo più intenso per dei denti cariati non curati, causando, a lungo andare, lo sviluppo o il peggioramento dello stato necrotico locale.

Per evitare la degenerazione della malattia in denti cariati non curati, ecco che è possibile imparare a stare attenti ai sintomi che riscontriamo in bocca. Ricordiamo che la carie dentale, è un’infezione che prolifera per mezzo dei batteri della placca. I quali intaccano lo smalto e poi l’interno del dente, ammalando la parte sana, fino a distruggerla completamente, nei casi più gravi.

I batteri agiscono in modi diversi sui denti cariati non curati, impiegandoci mesi oppure addirittura anni per infettare le pareti e il nucleo del dente. Infatti esistono molteplici tipologie di carie che, se non curate, possono diventare pericolose, non solo per l’estetica della nostra bocca ma anche per la funzionalità dell’apparato dentale. Tra le tipologie ricordiamo la carie:

  • acuta, si sviluppa in poco tempo e si espande a macchia d’olio all’interno del dente;
  • cronica, lenta ma precisa, intacca lo smalto e macchia il dente;
  • interdentale, si insinua nei bordi e negli spazi poco visibili;
  • centrale, parte da dentro verso l’esterno.

La causa di denti cariati non curati, può essere dovuta anche a una recidiva o una carie secondaria, nata dopo avere appena curato una prima carie sul dente.

Visto le diverse patologie di carie esistenti, risulta evidente che i denti cariati non curati possono diventare un serio pericolo per tutto l’apparato dentale. Oltretutto, in base alla capacità di accorgersi per tempo, il grado di gravità del dente cariato, è diverso.

I sintomi dei denti cariati non curati

È difficile, ma non impossibile, non accusare i sintomi dei denti cariati non curati. Effettivamente, come già precedentemente accennato, ci sono carie dentali che non si palesano così facilmente, ma sono invece subdole e aggrediscono gli strati dei denti in modo asintomatico. Lasciando anche strascichi dell’infezione poco visibili ad occhio nudo.

Ma, con una certa cura e attenzione, oltre che con una periodica visita dal dentista, ecco che i sintomi dei denti cariati e non curati, possono essere evidenziati in modo palese, anche per pazienti che non riscontrano particolari problemi:

  • ipersensibilità o dolore, anche saltuario, ai denti;
  • sensibilità dei denti a cibi o bevande troppo caldi o freddi;
  • sensazione fastidiosa al contatto con alimenti dolci;
  • gengive sanguinanti o infiammate;
  • macchie o segni evidenti sullo smalto dei denti;
  • presenza di placca e tartaro;
  • alito cattivo, nonostante una buona igiene orale.

In base alla capacità personale di ogni paziente di accorgersi dei sintomi di denti cariati non curati, è possibile riuscire ad intervenire in tempo e debellare l’infezione dentale senza particolari conseguenze.

La gravità di denti cariati non curati, dipende dal grado di infezione raggiunto, che può essere di prima, seconda o terza categoria. Partendo da una carie non curata superficiale, si può arrivare a una infezione che arriva in profondità, intaccando il nucleo e la radice del dente. Superata questa soglia, si può incappare in ascessi dentali e necrosi più pericolose e degenerative. Pertanto, avere cura della propria bocca e dei denti è necessario e conveniente per mantenere l’apparato dentale in salute.

L’igiene orale adeguata e visite periodiche dal dentista sono abitudini da mantenere inalterate nel tempo, insieme a una buona dose di autovalutazione. Tutto questo andrebbe ad evitare conseguenze peggiori, come quelle che andiamo a scoprire, leggendo il prossimo paragrafo.

Cosa provoca una carie dentale non curata

Ora vediamo cosa provoca una carie dentale non curata, a causa della superficialità nel non riconoscere i sintomi o per mancanza di abitudini preventive.

Tra i motivi principali di denti cariati non curati, mettiamo in evidenza:

  • scarso o mancato uso dello spazzolino e dentifricio in modo adeguato;
  • depositi di placca e tartaro;
  • abitudini alimentari sbagliate;
  • fragilità e struttura dei denti e dello smalto;
  • riduzione della saliva;
  • denti più fragili e predisposti ad essere aggrediti, come quelli decidui;
  • cambiamenti ormonali;
  • fumo e alcool.

A causa di questi fattori scatenanti, le ripercussioni che si hanno su tutta la bocca e l’apparato dentale possono essere molto gravi. Nei denti cariati non curati, la necrosi avanza e peggiora il suo stato di infiammazione. Generalmente la carie scende e si espande all’interno del dente, rischiando di aggredire la radice.

Non accorgersi dello stato di gravità di salute dell’apparato dentale e gengivale, può far rischiare la propagazione della carie ad altri denti, la distruzione totale del dente e della radice, con conseguente rischio di dover devitalizzare il dente. Senza contare la gravità in caso di ascesso dentale, cisti, gengiviti o piorrea.

Per evitare interventi troppo invasivi, come anche una semplice otturazione ai denti, è bene focalizzarsi sulle buone abitudini da mantenere nel tempo e da insegnare anche ai più piccoli: igiene orale con spazzolino, dentifricio, piccoli strumenti di pulizia e controlli periodici dal proprio dentista di fiducia.


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La carie cronica è una tipologia di infezione batterica dei denti che si evolve molto lentamente. Vediamo, in questo articolo, quando avviene e come prevenirla.

A seconda dello stato di salute del cavo orale e, soprattutto, della qualità dell’igiene dentale che si riesce a mantenere, è possibile evitare la formazione della carie. Ma, spesso, a causa di abitudini errate e da predisposizioni fisiche, ecco che c’è la possibilità che si insinuino tra i denti delle carie, chiamate croniche, a causa della loro modalità di espandersi.

La carie cronica, come le altre tipologie di carie, si forma a causa del proliferare dei batteri all’interno della bocca e tra i denti. Tramite i residui di zucchero del cibo, ecco che lo sviluppo della placca e, nel tempo, del tartaro, diventano terreno fertile per i batteri che, piano piano, aggrediscono lo smalto e iniziano l’invasione del dente, creando una carie cronica. Viene così chiamata, perché ha un processo di demineralizzazione molto lento e inesorabile, spesso silenzioso. Ci possono volere due o tre anni per accorgersi di una carie di questo tipo e, quando arriva quel momento, la carie cronica si è già insinuata all’interno del dente, verso la radice e il suo nervo.

La carie cronica agisce ad ampio raggio, dilaga sull’area del dente, smantellando lentamente i tessuti, rimanendo attiva grazie all’ambiente orale che la circonda. Il dente aggredito dalla carie cronica, viene man mano ricoperto da uno strato batterico che, se identificato in tempo, può essere curato nel miglior modo possibile, evitando gravi danni alla vitalità del dente.

Non sempre è facile individuare una carie cronica, nonostante possa essere riconoscibile in base al colore dell’infezione che si espande. Solitamente, questa patologia dentale si colora di giallo, bruno o nero, segnando il dente anche in modo piuttosto visibile. Ma l’incognita della carie cronica, è proprio la calma con la quale si evolve, cambiando l’aspetto dell’apparato dentale in modo talmente impercettibile nel tempo, che può essere sottovalutata alla personale supervisione durante la pulizia del proprio apparato dentale. Per questo motivo è bene recarsi dal proprio dentista di fiducia periodicamente, per avere la certezza di poter prevenire o curare in tempo una carie cronica o qualsiasi altra tipologia di infezione ci possa essere in atto tra i denti.

Quando una carie è cronica

Non è molto facile capire quando una carie è cronica, per questo, ora, ne vediamo le principali caratteristiche, per poter anticipare l’evolversi più pericoloso di questa infezione dentale. La definizione stessa della carie cronica, ne stabilisce la sua particolare capacità di propagarsi, in modo lento e continuo, sullo smalto e sulla dentina. Questa tipologia di carie, non è accompagnata con dolore, se non verso la fine del processo, quando ormai può essere tardi per salvare il nervo del dente.

Ecco in che modo è possibile accorgersi di soffrire di una carie cronica:

  • smalto del dente alterato, sotto il suo leggero strato presenta delle imperfezioni;
  • infezione presente con macchie giallognole, brune o nere;
  • placca e tartaro tra i denti, molto resistente e difficile da eliminare;
  • dolori tardivi, destati da una pulpite in corso.

Purtroppo, il dolore ai denti, per una carie cronica, è già sintomo di una infezione profonda in atto. Avviata ormai da anni e che si è evoluta verso il centro del dente in modo lento ma, purtroppo, efficace. Infatti, inizialmente, una carie cronica non desta particolari disturbi e non procura particolare sensibilità al dente intaccato.

Come abbiamo già detto, l’evoluzione della carie cronica ha una durata di ben 2-3 anni. Nei quali attacca tutti i tessuti del dente, rendendoli molli, infiammati e infetti, arrivando ad aggredire la polpa del dente e causando, in quel momento, la comparsa della pulpite.

A causa di questo processo così lento, la carie cronica può far degenerare la salute del dente provocando ascessi, l’esplosione della radice, infiammazioni gengivali, granulomi o altre patologie gravi, assolutamente da curare, se non prevenire.

Di fatto, una carie è cronica quando le si lascia tutto il tempo per ammalare l’apparato dentale, causando lo smantellamento del dente e di tutti i suoi tessuti. Presa in tempo, una carie di questo tipo, può essere assolutamente contenuta e curata tramite un’accurata otturazione. Con la quale si ripristina la naturale salute del dente, ripulendo la parte infetta e riempiendo il dente del materiale composito adatto a proteggerlo e ripristinarlo.

Come prevenirla

Scopriamo insieme come prevenire una carie cronica e soprattutto se è possibile farlo. Di certo, la prima soluzione per evitare la formazione di carie in bocca, è mantenere un’accurata igiene dentale e orale. E, per fare questo, non basta l’ausilio di spazzolino e dentifricio, bensì anche l’utilizzo di piccoli strumenti di pulizia adatti a migliorare la salute dentale.

Filo interdentalescovolino e colluttorio sono dei mezzi di supporto e aiuto per mantenere i denti puliti, soprattutto se la conformazione della bocca e della dentatura non è particolarmente favorevole a una pratica pulizia. Infatti, denti disallineati o l’uso di apparecchi ortodontici, possono essere dei veicoli maggiori di placca e favorire maggiormente la nascita di una carie cronica.

Anche una giusta valutazione sulle caratteristiche dei propri denti e soprattutto della struttura dello smalto, può essere una scelta efficace per prevenire una carie cronica. In quanto, spesso lo smalto dei denti è molto delicato, poco strutturato e bisognoso di nutrimento per rinforzarsi. L’utilizzo di dentifricio al fluoro o di prodotti specifici ad aumentare la protezione dei denti, è un metodo efficace per contrastare la formazione di una carie cronica.

La presenza di placca e gengive infiammate e sanguinanti, possono essere altresì un segnale di malessere anche di denti malati, aggrediti da una carie di questo tipo.

La carie cronica ha delle caratteristiche che la possono rendere innocua, se presa in tempo, o molto pericolosa, se riscontrata verso la fine del suo lungo percorso. Per prevenirla è necessario quindi andare periodicamente dal proprio dentista, che verifica con attenzione la situazione dentale e presterà le cure dovute, per eliminare la carie cronica tramite un’otturazione o, nei casi più gravi, una devitalizzazione o estrazione del dente.


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Parliamo di carie acuta: cos’è e come riconoscerla, in modo da curarla in tempo, prima che diventi troppo profonda e pericolosa per la salute di tutto l’apparato dentale.

La carie acuta si chiama in questo modo perché ha uno sviluppo abbastanza repentino e doloroso. Questa infezione batterica, si forma nel giro di pochi mesi e agisce espandendosi all’interno del dente e coprendone una vasta zona. In questo articolo parleremo meglio di come si manifesta questa tipologia di carie acuta e quali accortezze dobbiamo avere per riconoscere la sua presenza.

Ma ora, andiamo innanzitutto a spiegare perché si forma una carie acuta e cosa è possibile fare per evitare di soffrire di questa patologia.

Anche la carie acuta, come tutti gli altri tipi di carie, aggredisce lo smalto dei denti, demineralizzandolo, a causa della formazione della placca e dei sedimenti di tartaro. La placca si forma, principalmente, a causa di residui di cibo rimasti sui denti. Ma spesso i motivi scatenanti per l’arrivo di una carie acuta, possono essere di vario genere.

Vediamo insieme quali sono quindi le cause scatenanti, o concomitanti, che agiscono in favore di questa patologia dentale batterica:

  • scarsa igiene orale  e approssimativa, solo con spazzolino e dentifricio;
  • raro o nessun uso di strumenti di igiene, come  filo interdentale, scovolino o altro;
  • difficoltà di pulizia del cavo orale;
  • assunzione di cibi con troppi zuccheri;
  • utilizzo di apparecchi ortodontici;
  • denti delicati o rotti, decidui (da latte), con smalto poco spesso;
  • dentatura molto fitta, senza tanti spazi interdentali;
  • malattie parodontali o vecchie otturazioni, rovinate.

Come vedremo di seguito, la carie acuta è tale, perché raggiunge la sua gravità in poco tempo. I batteri agiscono inserendosi direttamente dall’interno, espandendosi parecchio e potendo causare ascessi, dolori forti ai denti e una degenerazione globale della zona infetta.

Cos’è la carie acuta

Abbiamo visto che la carie acuta è una patologia che attacca la dentatura, a causa del proliferare di batteri e la conseguente formazione di placca tra i denti. La carie acuta si sviluppa in poco tempo, solitamente nel giro di 6 mesi, e si espande nella parte interna del dente, insinuandosi da un piccolo foro, fatto sulla superficie dello smalto

Questa tipologia di carie, è acuta perché spesso dolorosa: intacca la dentina interna creando un tessuto molliccio che si allarga in profondità, verso la radice del dente. L’infezione batterica, cambia anche l’aspetto estetico della dentatura, rendendola a chiazze bianco gesso e cambiando colore anche alla dentina stessa, che diventa giallognola. La pericolosità di una carie come questa, è la velocità con la quale cresce al di sotto del dente e dando i primi segnali di presenza quando c’è già in atto uno stadio di gravità non trascurabile. Come per tutte, se si cura in tempo una carie acuta, non c’è il rischio di gravi compromissioni all’apparato dentale. Ma se non ci si accorge immediatamente della presenza di una carie avuta, ecco quali sono gli stadi di valutazione con i quali si ha un parametro di gravità di un’infezione di questo tipo:

  • gravità di grado 1, quando si intacca la superficie del dente, ovvero lo smalto;
  • gravità di grado 2, quando si ammala la dentina (cosa che, una carie acuta, fa in tempi molto brevi);
  • gravità di grado 3, quando l’infezione scende al nervo del dente.

Se l’espansione del tessuto infetto è abbastanza circoscritta, può essere facile curare la carie acuta tramite un’otturazione. La quale prevede prima l’eliminazione della parte malata poi l’applicazione del composito, a sigillare il tutto, ripristinando così le normali funzioni del dente, prima dolorante.

Nel caso invece ci sia un’infezione più profonda, ecco che potrebbe essere necessario lavorare sul nervo intaccato, devitalizzandolo. In questo modo viene meno la sensibilità del dente, che causava dolore durante la masticazione. Se il dentista lo ritiene necessario, nel momento in cui una carie acuta ha aggredito un molare o premolare, danneggiandolo irrimediabilmente, potrebbe essere consigliato togliere addirittura il dente stesso.

Ma ora andiamo a vedere in che modo è possibile riconoscere una carie, che si sviluppa in modo così repentino, coma quella acuta.

Come riconoscerla

Un modo per accorgersi in tempo di una carie acuta è sapere come riconoscerla. Una carie di questo tipo, abbiamo detto essere molto veloce e spesso dolorosa. E quando succede così, la gravità della carie è già abbastanza avanzata. Ma se si presta attenzione alla propria dentatura e se si eseguono visite periodiche dal dentista, è possibile salvaguardare la salute della propria bocca e agire in tempo per rimediare e riparare i danni, prima che sia troppo tardi.

Di fronte a una carie acuta, i denti si presentano, sotto lo smalto, con chiazze color bianco inteso o giallognolo. Pertanto, controllare l’aspetto estetico dei denti e le loro variazioni, permette veramente di capire se c’è in atto qualche infiammazione. Altro fattore determinante per riconoscere la comparsa della carie acuta è il dolore che propaga l’infezione attorno all’area circostante. Quindi, una spiccata ipersensibilità ai denti, può essere sintomo di carie acuta in fase di sviluppo. Anche zone dei denti piene di tartaro e placca sono segnale di un evidente problema della bocca, in quanto, una scarsa pulizia e igiene orale, possono essere l’innesco di un’infezione batterica all’interno di un dente.

Uno smalto fragile dei denti, potrebbe essere un terreno più facile per la proliferazione di una carie acuta. Quindi, utilizzare un dentifricio specifico, a base di fluoro, per rinforzare la struttura dei denti, può essere un grande metodo risolutivo e, soprattutto, preventivo.

Visite periodiche dal proprio dentista di fiducia, possono scongiurare la formazione della carie acuta. O comunque, sono un mezzo efficace per riconoscerle con certezza e curarle in tempo, evitando il peggioramento, in pochi mesi, di questa carie così intensa e pericolosa per la salute dei denti.

Ricordiamo che le carie acute possono essere oltremodo pericolose nei denti da latte decidui dei bambini. In quanto il loro smalto è ancora fragile e poco spesso. Pertanto è bene tenere sotto controllo l’igiene orale dei più piccoli e verificare lo stato di salute anche della loro bocca.


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La carie interdentale è una delle tante tipologie di carie che possono crearsi tra i denti, a causa della placca batterica. In questo articolo, vedremo nello specifico che cos’è e perché curarla.

Tra le patologie dei denti, la carie interdentale è una tra le più subdole, perché si forma tra un dente e l’altro, senza farsi notare particolarmente. A causa dei residui di cibo, che fermentano tra i denti non lavati accuratamente, si forma una sostanza appiccicosa e di colore giallino, la placca, che invade e si aggrappa all’apparato dentale, tramite la proliferazione dei batteri nella bocca.

In base alla velocità di espansione della carie interdentale, è possibile essere di fronte ad una carie più o meno grave. Potrebbe trattarsi di una carie interdentale che ha intaccato solo lo smalto esterno dei denti aggrediti. Ma spesso, essendo un’infezione batterica che nasce sul collo del dente, nascosta anche dalla gengiva, potrebbe essere più facile, per la carie interdentale, insinuarsi già internamente al dente, invadendo dentina e il nucleo. Per evitare una carie interdentale profonda e pericolosa, è importante avere una buona capacità di osservazione del proprio cavo orale. Ma, soprattutto, avere l’accortezza di andare periodicamente dal proprio dentista, per verificare lo stato di salute della bocca.

La carie interdentale si può formare più facilmente nei molari e premolari, a causa della loro posizione più scomoda alla pulizia ma adatta alla proliferazione della placca e quindi dell’infezione batterica. Inoltre, dei denti troppo ravvicinati o in una posizione scomoda, fuori dalla sede normale, possono essere motivo della formazione di questa tipologia di carie.

Il dolore provocato da una carie interdentale, non è evidente da subito e per questo c’è il rischio di ritrovarsi con una patologia grave in corso, che ha compromesso in modo difficile il dente, ormai cariato. In base allo stadio di gravità della carie interdentale, sarà opportuno intervenire con l’otturazione dei denti, dopo aver eliminato i tessuti malati, oppure valutare una devitalizzazione o un’estrazione.

Cos’è la carie interdentale

Abbiamo visto che cos’è la carie interdentale, ovvero una tipologia di infezione batterica che si insinua tra le intersezioni dei denti, sulla base, a contatto con la gengiva. La placca ricopre entrambi i denti e crea terreno fertile per innescare la demineralizzazione da parte dei batteri presenti.  Come vedremo nel prossimo paragrafo, l’unico modo per contrastare la crescita di una carie interdentale, è una accurata igiene orale, che prevede, soprattutto di fronte a denti con una posizione anomala, un metodo rigoroso di pulitura dell’apparato dentale e della bocca.

Ma ora vediamo invece, quali sono i fattori principalmente scatenanti, che aiutano, purtroppo, alla proliferazione di una infezione cariosa interdentale:

  • scarsa igiene orale, fatta con poca attenzione;
  • assunzione eccessiva di zuccheri e cibi troppo acidi per i denti;
  • uso solo dello spazzolino e dentifricio, senza ausilio di strumenti di pulizia, come filo interdentale;
  • apparecchi ortodontici e malattie parodontali;
  • denti difficili da raggiungere per la pulizia;
  • dentatura fragile e compromessa;
  • posizione anomala dei denti;
  • denti  più delicati, come quelli da latte, decidui;
  • vecchie otturazioni.

La posizione nascosta nella quale la carie interdentale riesce a inserirsi, permette un’aggressione allo smalto dei denti al suo interno, effettuata in sordina, senza dare particolari sintomatologie che ne indicano la presenza. Capita di dover effettuare una radiografia specifica per poter riscontrare di avere in corso l’infezione causata dalla carie interdentale.

Come curare la carie fra i denti

Tra le cose importanti da fare, c’è quella di capire come curare la carie fra i denti. Partiamo dal presupposto che la miglior cura è la prevenzione, ottenuta grazie a un’ottima pulizia, eseguita in modo efficace e mirato.

Ma, in ogni caso, di fronte ad un carie interdentale in atto, ecco che è utile fare attenzione a quei sintomi che ci possono dimostrare l’effettiva infezione dentale. Come per esempio, la sensibilità ai denti durante i pasti o bevendo bevande fredde o calde, dolore e fastidio durante la masticazione, gengiviti e infiammazioni, mal di denti e macchie di qualche tipo sullo smalto. Questi sono tutti campanelli d’allarme che possono essere indice di una carie interdentale.

Di fronte alla patologia già in corso, non c’è poi tanto da fare se non andare dal dentista, capire il grado di profondità e di gravità della carie interdentale e procedere con la cura:

  • pulizia ed eliminazione del tessuto necrotico presente tra le insenature dei denti;
  • otturazione e possibile sigillatura dei denti, soprattutto se molari e premolari;
  • devitalizzazione del dente, parziale o totale, nel caso fosse necessaria;
  • estrazione del dente, ove e se possibile e necessario alla salute della bocca.

Presa in tempo, una carie interdentale, può fermarsi al primo stadio ed essere sistemata tramite una semplice otturazione. Che viene fatta con un materiale composito, adatto ad adeguarsi e posizionarsi nel foro, creato dalla pulizia della zona cariata. Mentre, la devitalizzazione del dente viene eseguita quando lo stadio di gravità della carie interdentale è diventato di grado 2 o 3. E, con la valutazione del dentista, si preferisce devitalizzare il nervo perché non senta più il dolore causato dalla carie, che ha ormai compromesso irrimediabilmente la salute dell’interno del dente. Nei casi più estremi, soprattutto per carie interdentali gravi, su molari e premolari, ecco che può essere eseguita l’estrazione del dente o dei pezzi che ne rimangono.

Per evitare di ammalare la propria bocca a causa di una carie interdentale, è bene invece, seguire semplici e continue accortezze, come usare spazzolino e dentifricio per l’igiene orale. Insieme all’ausilio di strumenti, in particolar modo del filo interdentale, adattissimo per evitare tipologie di carie come questa. Scovolini, collutorio e pulizia, almeno mattino e sera, sono tutti rimedi indispensabili per prevenire molte patologie della bocca e dei denti.

Migliorare le proprie abitudini alimentari, evitando zuccheri, dolci e alcool, è di certo un altro  aiuto massiccio per i propri denti e tutto l’apparato della bocca.

L’ulteriore consiglio che possiamo ancora ricordare, è di effettuare visite e controlli periodici dal dentista. Il quale ha la strumentazione adatta anche per scovare la carie interdentale più nascosta.


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La carie è una patologia dei denti molto diffusa, di seguito vedremo perché si forma e quali sono le diverse tipologie che intaccano il nostro apparato dentale.

A causa di una scarsa igiene orale o di una predisposizione personale, dettata da molteplici fatti, molte persone soffrono di carie ai denti. La formazione di batteri, sono la causa principale di questa malattia che attacca, per prima cosa, lo smalto superficiale, per poi progredire e insinuarsi verso l’interno del dente, per arrivare al suo nervo centrale. La carie può aggredire l’apparato dentale in diversi modi e, infatti, come vedremo in questo articolo, in base alla tipologia di carie che si sviluppa all’interno del cavo orale, l’infezione batterica si espande in modo veloce o lento, superficiale o profondo.

In ogni caso, la cosa importante da fare, è correre immediatamente ai ripari e andare dal proprio dentista di fiducia, per curare la carie ai denti.

La carie, purtroppo, ha una grande capacità di espansione, nonostante i tempi di evoluzione possano essere molto variabili. Ecco dove prolifera maggiormente e perché:

  • sullo smalto esterno dei denti, soprattutto se fragile e poco spesso (come quello dei denti da latte, nei bambini);
  • intaccando gli strati più interni, come dentina, polpa dentaria e nervo;
  • insinuandosi tra denti, infiltrandosi tra fessure, scheggiature o buchi già presenti;
  • dove stazionano placca e tartaro.

A prescindere dal perché si forma e dalle tipologie che si possono sviluppare in bocca, gli stadi di gravità di un carie vengono curati tramite semplici o più complesse otturazioni, o addirittura arrivando a devitalizzare il dente o estrarlo, nei casi in cui ci sia stato l’attacco al nervo centrale. In alcuni casi, può capitare che, una carie mai curata o in avanzato stadio di infezione batterica, abbia innescato un ascesso dentale, tale da dover mettere in atto anche cure farmacologiche adatte in contemporanea alle cure odontoiatriche.

Perché si forma

Abbiamo già accennato del motivo principale del perché si forma una carie, senza però specificare che la proliferazione di batteri, avviene a causa della presenza di placca e tartaro tra i denti. Se non si esegue una igiene dentale costante e corretta, è molto probabile che i denti  vengano intaccati da carie più o meno pericolose, che compromettono la salute della propria bocca.

La placca si forma e si appiccica letteralmente ai denti a causa dei batteri, che proliferano nel cavo orale, nutrendosi dei residui di cibo rimasti in bocca, soprattutto se sono zuccheri. Molto spesso, se non si pulisce come si deve l’apparato dentale, eliminando la placca presente, si forma uno strato di tartaro molto più resistente e difficile da rimuovere.

A volte, la formazione di carie in bocca è dovuta anche a problemi non riconducibili ad una igiene sbagliata. Bensì, la proliferazione di batteri può essere causata da patologie dell’apparato dentale o anche dell’apparato digestivo. La saliva e la lingua sono, inoltre, dei veicoli che contengono e trasportano sostanze, talvolta acide, che corrodono il cavo orale in modo irrimediabile. Tra i motivi per i quali si forma la carie, ecco che ci sono le seguenti cause:

  • flora intestinale compromessa;
  • reflusso gastrico;
  • disturbi di stomaco e intestino;
  • malattie gengivali;
  • fragilità dello smalto;
  • conformazione dei denti e loro posizione:
  • utilizzo di apparecchi ortodontici.

Risulta evidente che le carie riescono a proliferare ed espandersi nell’apparato dentale a causa di molti fattori. Quello che è necessario fare, per prevenire la formazione di questa patologia, a volte tanto fastidiosa, quanto pericolosa, è effettuare una costante igiene orale, almeno 3 volte al giorno, tramite l’uso di spazzolino, dentifricio e altri ausili adatti alla pulizia dentale. Il secondo step è prevedere visite periodiche di controllo e una pulizia dentale più approfondita, per eliminare il tartaro in eccesso.

Come vedremo di seguito, la carie può formarsi anche senza procurare dolore e può essere presente da molto tempo all’interno della nostra bocca, senza che ce ne accorgiamo. Per questo è necessario andare dal dentista per verificare lo stato di salute del proprio apparato dentale.

Tipi di carie

Come accennato in precedenza, i tipi di carie che si possono sviluppare in bocca, possono essere più o meno gravi e si differenziano in base al loro modo di svilupparsi tra i denti:

  • carie acuta, quando la velocità di espansione è piuttosto breve. In giro di qualche mese l’infezione batterica intacca una piccola zona del dente ma insinuandosi in profondità, in modo pericoloso;
  • carie cronica, quando il suo percorso infettivo si prolunga anche nel tempo, attaccando una grande zona del dente, rimanendo in superficie e rovinando soprattutto lo smalto e la dentina;
  • carie centrale, che si espande da dentro il dente verso fuori, causando una specie di ascesso della radice;
  • carie interdentale, causata spesso dalla troppa vicinanza di due denti. I quali vengono intaccati entrambi, partendo dalla parte più vicina alla gengiva, in una zona spesso nascosta;
  • carie recidiva o secondaria, entrambe si formano vicino a un’otturazione o si riformano dove c’era già stata la presenza di un’infezione;
  • carie secca, la quale ha fermato spontaneamente il suo processo infettivo, segnando spesso il dente con una piccola riga nera sullo smalto del dente.

La gravità della carie invece, dipende dal grado di profondità con la quale l’infezione riesce a raggiungere il nervo centrale del dente. La carie di tipo 1, è quella che corrode “solo” in superficie lo smalto del dente. Il grado successivo 2, determinata l’attacco della carie alla dentina mentre il grado 3, la profondità è massima, arrivando pertanto, fino al tessuto nervoso del dente aggredito.

Da qui, i peggioramenti possono essere tanti: dall’ascesso alla disgregazione totale del dente. In base al dente intaccato dalla carie, come per esempio un molare troppo compromesso, potrebbe essere bene eseguire l’estrazione del dente e non semplicemente un’otturazione. In base alla tipologia di carie formatasi, può essere necessario valutare di devitalizzare un dente totalmente o parzialmente. Ma questi processi così più impegnativi, possono essere evitati mantenendo una buona igiene orale e andando periodicamente dal proprio dentista di fiducia.






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